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20/06/2024  CENA-INCONTRO CON SERGE

Dopo due anni di assenza abbiamo dato il benvenuto a Serge Noudem Capo tribù di Nzong e partner in Africa dell’Associazione “Gli Amici di Nzong ODV” organizzando una cena-incontro con  i membri del Direttivo  e con amici e simpatizzanti desiderosi di conoscere le ultime novità da Nzong.

La serata si è svolta in un clima di fraterna convivialità.

Serge ringrazia tutti i presenti per l’aiuto ricevuto e la costante vicinanza a sé e al suo popolo

“Da quando è iniziata l’attività dell’Associazione gli amici di Nzong a favore del mio popolo -racconta Serge-  il villaggio di Nzong ha avuto enormi cambiamenti sia dal punto di vista ambientale che da quello relativo al benessere umano, le strade sono state asfaltate, iniziano nuove costruzioni edilizie e la gente ha acquisito fiducia e speranza nel futuro”

Continua riferendosi alla scuola “Les Amis de Nzong e Fondazione Candia”

“La scuola ospita bambini fino alla prima classe della scuola media e ha ricevuto numerosi riconoscimenti di eccellenza da parte delle autorità locali preposte al controllo del servizio delle scuola private in particolare  sul metodo di istruzione e di efficienza. Recentemente la scuola ospita un asilo nido per bimbi fino ai tre anni. Lo Stato è latitante per quanto riguarda i servizi ai cittadini  in particolare per l’istruzione e la sanità e purtroppo ha previsto per le scuole private un aumento di stipendio per gli insegnanti di circa il 50% e questo comporta un aggravio di spesa che blocca il mio desiderio di autonomia che prevedevo di raggiungere dopo tutti questi anni di aiuti”

……e continua

“Grazie all’Associazione Gli amici di Nzong ho avuto contatti con associazioni svizzere e milanesi e questo ha contribuito e contribuisce allo sviluppo di attività a Nzong”

Serge lamenta lo stato di corruzione del Camerun che, facendo lievitare i costi, limita iniziative di solidarietà ma, sottolinea, che nonostante questo non scenderà mai a compromessi con politici e autorità locali che vogliono imporre le loro regole.

Serge presenta un progetto di sviluppo del villaggio per il recupero della cultura e delle tradizioni locali invitando i camerunesi della diaspora e gli amici di Nzong a offrire un contributo per il raggiungimento di questi obiettivi.

La serata termina con il taglio della torta recante l’immagine della scuola e con la promessa di continuare a sostenere Serge e il suo popolo anche per il futuro.

 

È datata 1° marzo 1473 la supplica dei Voldominesi rivolta a papa Sisto IV per essere liberati da ogni peso di scomunica e maledizione inflitte agli abitanti del paese. Ma che cosa era successo?

 

DUE MONACHE ARSE VIVE SUL ROGO

Una vicenda oscura in cui i Voldominesi, in un tempo non ben definito, si erano macchiati di un terribile delitto: l’uccisione di due monache bruciate vive sul rogo. Per tale motivo le altre monache erano state costrette ad abbandonare Voldomino e la badessa si era rifugiata a Roma presso il papa che avrebbe maledetto e scomunicato gli abitanti del paese.

I CASTIGHI DIVINI

La terra dove erano state bruciate le monache, riferisce il citato documento, non aveva più prodotto né frutto né erba. Molti Voldominesi erano morti nel fiore degli anni ed il paese si era gradualmente spopolato a causa della maledizione papale che incombeva sopra la comunità. Responsabili di tale efferatezza, a parere dei sottoscrittori della supplica, erano stati i nobili locali, sostenuti da cavalieri e titolari di signorie in diverse terre circostanti. Forse però si era trattato di un moto popolare che aveva riversato sulle religiose il sospetto di maleficio o di stregoneria.

CARESTIE E PESTILENZE

Storicamente non si può negare la possibilità di carestie e di pestilenze che falcidiavano le popolazioni. L’inconscio collettivo cercava nel passato le colpe che avevano attirato l’ira divina. Dal 1350 in poi la peste aveva fatto la sua comparsa anche nel Milanese e un’epidemia è ricordata proprio nel 1452.

MA DOVE SORGEVA IL MONASTERO?

Gli atti di una visita pastorale del 1569 sembrano avallare la tradizione popolare secondo la quale il monastero era posto davanti la chiesa parrocchiale che un tempo era orientata in senso contrario alla facciata attuale. Si fa riferimento anche a una torre che fu in seguito trasformata in campanile.
Quella delle monache bruciate sul rogo non  è dunque una leggenda popolare, ma un fatto realmente accaduto, comprovato da una documentazione storica.

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