Da un articolo del "Corriere della sera"
Milano, addio a Grassi, il mastro vetraio che dallo studio di via Mecenate colorava il Duomo (e il mondo)
Alessandro Grassi è scomparso all’età di 88 anni. La bottega storica in via Mecenate 10
Questo articolo potrebbe iniziare e concludersi soltanto con lo sterminato elenco delle variopinte opere d’arte in vetro e piombo che il vetraio Alessandro Grassi ha realizzato nella sua bottega di via Mecenate 10 e che vengono ammirate ogni giorno in mezzo mondo (l’espressione non è un’iperbole, potrebbe semmai essere addirittura riduttiva): le vetrate artistiche «firmate» Grassi si trovano nel duomo di Milano, in quello di Como, nella cattedrale di Abidjan (Costa d’Avorio), in decine di chiese tra Giappone, Corea, Singapore, Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Africa; e poi ancora nell’ex Palazzo Reale di Lisbona, nel Palazzo Ducale di Genova, nelle sedi di Mediobanca, Banca d’Italia e Banca commerciale a Milano, nella Rinascente di Roma, al Broletto di Como, nella metropolitana di Fukuoka. La pur parecchio stringata sintesi di questo repertorio è sufficiente a dare il senso dell’artigiano milanese e globale che è morto all’età di 88 anni, dopo una vita passata nei laboratori di zona Mecenate che sono anche il tempio di una storia di famiglia.
Il patriarca Alessandro Grassi (nonno del maestro scomparso) si formò in Francia nel restauro delle vetrate della cattedrale di Chartres, dove imparò le tecniche della legatura a piombo. Nel 1946 il figlio Florindo «Lindo» Grassi fondò l’impresa a Milano, collaborando fin dall’inizio con la Veneranda Fabbrica del Duomo. Alessandro «il giovane» entrò in bottega nel 1957, per arrivare poi alla guida di un atelier che col passare dei decenni ha unito tecniche medievali alle innovazioni contemporanee, come la vetrofusione e la polimerizzazione a ultravioletti. «Grassi è stato per quasi settant’anni la più alta espressione dell’essere artigiano: rigore, talento, discrezione e una straordinaria umanità — racconta Marco Accornero, segretario generale dell’Unione artigiani di Milano, alla quale il maestro vetraio è stato iscritto da sempre — Oltre all’attività artistica, ha sempre portato avanti un’opera instancabile di formazione e trasmissione delle conoscenze, trasformando la sua bottega anche in un luogo di riscatto sociale per giovani provenienti da contesti difficili». Aveva ricevuto la medaglia d’oro della Camera di Commercio, il premio «Lombardia per il Lavoro», la benemerenza civica del Comune. Nel tempo ha collaborato con architetti e artisti come Luigi Caccia Dominioni, Oscar Niemeyer, Ettore Sottsass, Arnaldo Pomodoro, Salvatore Fiume, Aligi Sassu.
Artigiani e artisti condividono la fierezza del lavoro fatto con le mani, l’estetica in un oggetto creato dalla materia informe. L’assessora alle Attività produttive del Comune, Alessia Cappello: «È stato un ambasciatore dell’eccellenza milanese nel mondo». Il presidente della Camera di commercio, Carlo Sangalli: «Ricordo la sua grande capacità di trasmettere la sua passione ai giovani». L’azienda «Vetrate artistiche Grassi» è in mano alla figlia Barbara; spesso è aperta per visite guidate. I funerali si terranno martedì mattina nella chiesa della Beata Vergine e Sant’Antonio in viale Corsica.
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