Il rapporto di Nanni Svampa con il Lago Maggiore
è stato profondo e ha avuto un’influenza significativa sulla sua vita e sulla sua carriera artistica, in particolare legandosi al territorio del Varesotto.
🏡 Infanzia e Radici
Sfollamento e Infanzia: Durante la guerra, Nanni Svampa si trasferì come sfollato con la madre da Milano, prima a Sangiano e poi a Porto Valtravaglia, entrambe località in provincia di Varese, sulle sponde del Lago Maggiore.
Formazione Artistica: La sua infanzia trascorsa in questo ambiente rurale e provinciale, ancora genuino, influì molto sul suo futuro artistico, avvicinandolo alle espressioni dialettali e alle canzoni popolari lombarde, di cui divenne uno dei massimi custodi.
Vita Personale: La moglie di Svampa, Dina, ha raccontato che Nanni amava il lago e che era anche un pescatore e un bravo cuoco. Svampa ha continuato a vivere per molti anni sulle sponde del lago Maggiore.
😂 La Teoria del “Filone Comico”
Svampa, con la sua tipica ironia, ha spesso sostenuto una sua teoria legata al territorio del Lago Maggiore, in particolare quello dell’Alto Verbano e della Valcuvia:
Minerale Magnetico: Amava scherzare dicendo che in quel territorio ci fosse un “filone di un minerale magnetico” che creava talenti comici a profusione (citando attori e umoristi come Dario Fo, Pozzetto, Boldi e Iachetti, tutti legati a quella zona).
Sostegno alla Comicità: Questo legame lo portò anche a sostenere e partecipare a iniziative locali, come la scuola di teatro comico “Città di Luino – Lago Maggiore”.
In sostanza, il Lago Maggiore non fu solo un luogo di residenza e vacanza, ma un vero e proprio bacino culturale che plasmò la sua sensibilità popolare e il suo gusto per l’ironia.
Puoi vedere un estratto in cui Nanni Svampa parla della sua vita e della zona del Varesotto nel video Nanni Svampa – Storie di Lombardia. Questo video è pertinente perché include la testimonianza diretta di Nanni Svampa sul suo rapporto con la provincia di Varese e il Lago Maggiore, dove ha trascorso l’infanzia.
Il legame con il Lago Maggiore
Nanni Svampa ha avuto un rapporto profondissimo con il Lago Maggiore, che ha segnato la sua vita e la sua arte. Nato a Milano nel 1938, trascorse l’infanzia da sfollato tra Sangiano e Porto Valtravaglia, luoghi che ricorderà sempre con affetto. In età adulta scelse di vivere proprio a Porto Valtravaglia, dove trovava ispirazione e serenità. Amava pescare gli agoni, cucinare il suo celebre risotto e invitare amici a casa, sempre con un buon bicchiere di vino. La moglie Dina racconta che il lago era il suo rifugio e che la canzone che più lo rappresenta è “Che bello”, dedicata alle barche Rosina e Anna.
Svampa stesso scherzava sul fatto di essere “nato sotto il segno dei Pesci, ascendente cavedano in carpione”, a conferma di quanto il lago fosse parte della sua identità. Nei suoi scritti autobiografici (Scherzi della memoria) ricorda episodi legati ai viaggi sul treno Milano-Luino e alle atmosfere lacustri, che hanno alimentato la sua vena poetica e ironica.
Il rapporto con Boldi, Pozzetto e la comicità lombarda
Svampa amava sottolineare la “vena comica” della sponda orientale del Verbano: durante i suoi spettacoli scherzava dicendo che sul Lago Maggiore erano nati o cresciuti, oltre a lui, Pozzetto, Boldi, Salvi, Iacchetti, mentre sul lago di Como “solo Memo Remigi”. Questo non indica collaborazioni artistiche dirette con Boldi e Pozzetto, ma piuttosto una comune appartenenza culturale: tutti figli di una tradizione lombarda che ha saputo fondere comicità popolare e radici territoriali.
Svampa, con il gruppo I Gufi, ha incarnato la satira musicale e il cabaret milanese, mentre Boldi e Pozzetto hanno portato avanti la comicità cinematografica. Il loro legame è quindi territoriale e generazionale, più che professionale: condividono lo stesso humus culturale, fatto di ironia, dialetto e osservazione della vita quotidiana lombarda
Il rapporto tra Nanni Svampa e Checco (Francesco) Pellicini
è stato profondo e segnato da una forte impronta artistica e umana. Ecco i punti chiave:
Un legame maestro-allievo
Pellicini ha sempre definito Svampa il suo “padre artistico”. Il loro incontro avvenne quando Checco era poco più che ventenne: Svampa lo prese sotto la sua ala, lo fece crescere e lo introdusse al mondo del cabaret e del teatro canzone. Pellicini racconta che Nanni era schietto, rigoroso e ironico, capace di “cazziarlo” quando serviva, ma anche di aprirgli le porte di casa e del mestiere. Questo rapporto paterno ha segnato la carriera di Pellicini, che oggi lo ricorda come il vero fondatore del cabaret italiano e un instancabile talent scout.
Collaborazioni e tributi
Pellicini ha collaborato con Svampa in spettacoli e tournée, soprattutto in Lombardia e nella Svizzera italiana, portando in scena il repertorio dialettale milanese e le canzoni della “mala”. Dopo la scomparsa di Svampa, Checco ha dedicato numerosi omaggi al maestro: spettacoli come “Ciao Nanni” al Teatro Gerolamo di Milano e in varie piazze lombarde, costruiti con il placet della famiglia Svampa. In questi eventi, Pellicini ripercorre la carriera del chansonnier attraverso canzoni, poesie e aneddoti, accompagnato da musicisti come Paolo Pellicini e Fazio Armellini.
Il Lago Maggiore come sfondo comune
Entrambi erano uomini di lago: Svampa legato a Porto Valtravaglia e Sangiano, Pellicini a Luino. Questo territorio è stato il filo conduttore delle loro vite e delle loro opere. Pellicini ha più volte celebrato il maestro in eventi sul Verbano, come la serata “Da Nanni a Legnano…” nel cuore di Luino, dove ha raccontato il teatro di lago e la tradizione popolare che li accomunava.
Sintesi del rapporto
- Artistico: Svampa fu il mentore che scoprì e formò Pellicini, trasmettendogli la cultura del cabaret milanese.
- Personale: Un legame affettuoso, fatto di stima e di insegnamenti, che Pellicini ricorda con gratitudine.
- Culturale: Entrambi hanno condiviso l’amore per il Lago Maggiore e per la tradizione lombarda, trasformandola in arte.


