Una formica come amica
LE FIABE DI NONNA BETTA
UNA FORMICA PER AMICA
Me ne stavo sdraiata sul prato perché volevo guardare il cielo e cercare di scoprire cosa si nascondeva al di là di quel colore azzurro quasi blu.
Ero molto concentrata, speravo di vedere anche solo un pezzettino di ciò che tutti chiamano universo. Sapevo che il nostro pianeta, la terra, galleggia senza saper né nuotare né volare in uno spazio immenso, senza confini che appunto si chiama universo.
Ogni tanto mi passavano davanti agli occhi dei piccoli insetti alati che ronzavano come elicotteri, un po’ più in alto qualche farfalla bianca o gialla ed ancora più su degli uccelli neri, forse corvi o rondini oppure falchi.
Ad un tratto qualcosa atterrò sulla punta del mio naso, non era una goccia di pioggia perché il cielo era sereno e non era acqua: si trattava di una bella cacca di uccello!
Contemporaneamente sentii una risatina vicina, leggera ma squillante. Mi sollevai cercando di ripulire la punta del mio naso è mi guardai in giro per vedere chi si stava divertendo alle mie spalle.
Nessuno, ma la risatina continuava! «Si può sapere chi sta ridendo?» chiesi a voce alta.
Una vocina sottile, ma così sottile quasi come un filo di seta, rispose «Io».
Io chi, pensai, se in giro non c’era nessuno, evidentemente non guardavo nel punto giusto, tante volte capita di guardare lontano e di non vedere chi c’è vicino.
Non ci potevo credere, sulla manica della mia maglietta una formica mi guardava e continuava a tenersi la pancia dalle risate.
Forse stavo sognando, una formica parlante?
Ero ancora lì a bocca aperta, incantata come un’oca, con tutto il rispetto per le oche, quando la stessa vocina disse: «Scusa ma è stato talmente divertente e a noi formiche operaie non capita spesso di ridere un po’».
Non riuscivo a credere alle mie orecchie, eppure la formichina era proprio lì e mi guardava con i suoi due occhietti neri, tenendo ancora sulla bocca due delle sue sei zampette.
Allora per educazione, ma con la voce che mi tremava chiesi: «Ma sei davvero una formica?».
«Si certo, mi chiamo Elsa, e tu?» E io? Come e io? Ma davvero stavo per rispondere ad una formica?
«Io mi chiamo Ada» risposi.
«Che bel nome, disse lei, sembra una nota musicale». A questo punto mi feci coraggio: «Ma sei per caso scesa da qualche pianeta dell’universo dove vivono insetti parlanti?».
«Ma no – replicò lei -, sono una formica terrestre, parlo perché una di noi su un miliardo riceve questo dono di poter comunicare con voi umani.
L’importante è scegliere quello o quella giusta, il rischio è grande ma bisogna avere coraggio.
Nel mio caso sono stata un po’ sfrontata, lo so. Ma se penso alla cacchina sul tuo naso mi viene ancora da ridere un sacco!!!»
La guardai bene bene da vicino, era carina, tutta lucida e nera, con sei zampette, due antenne sulla testa, due occhietti neri neri ed una piccola bocca, i denti; anche se rideva, non si vedevano, forse non li aveva.
Accipicchia pensai, sono una bambina fortunata, volevo vedere l’immensamente grande e invece sono qui a parlare con l’infinitamente piccolo.
Al momento non sapevo bene come continuare quell’incredibile conversazione, lei però mi venne in aiuto: «Io sono una formica operaia, soggiunse, di solito lavoro nel formicaio, come voi umani quando lavorate nelle fabbriche o negli uffici, ma ogni tanto faccio un giretto all’esterno perché mi piace respirare i profumi dell’aria, vedere i colori, scaldarmi al sole, fare un bagnetto in una goccia di rugiada e sgranocchiare qualche fogliolina.
E tu Ada cosa fai di solito?».
Urca, pensai, tirai un forte respiro, non troppo però altrimenti l’avrei soffiata via e risposi: «Beh, io vado ancora a scuola, perché sono piccola».
Poi subito pensai che non era affatto carino definirmi piccola di fronte a lei.
Continuai: «Piccola per noi umani, poi diventerò grande, ma non so bene cosa farò, ci devo ancora pensare.
Ma tu sei piccola o grande?»
La formica mi guardò: «Io sono grande, i piccoli sono quelli che stanno nel formicaio e che noi proteggiamo e curiamo, proprio come voi quando siete dei neonati».
Vi sembrerà impossibile ma in quel momento mi resi conto di avere una formica come amica.
Fu una giornata memorabile, mi raccontò di quella volta che portò in salvo tutti i piccoli, perché la pioggia aveva allagato il formicaio e di quella volta in cui un grosso calabrone scese in picchiata su di lei per trasformarla in un bel pranzetto, e di quando invece la regina delle formiche le regalò una medaglia di plastica perché era riuscita a trasportare nei magazzini del formicaio una briciola enorme di panettone.
Poi Elsa mi rivelò un segreto: lei aveva il permesso di parlare con gli umani, ma solo per un breve periodo ed aveva deciso di trascorrerlo con me.
Mi sono sentita molto importante per essere stata scelta da quella simpatica e coraggiosa formica.
Da allora quando vedo questi laboriosi animaletti sto molto attenta: non vorrei mai far del male alla mia amica Elsa.
le fiabe di nonna Betta


